Alcune linee cellulari possono proliferare a lungo in condizioni di laboratorio, ma “immortalizzazione” è un termine tecnico riferito alla capacità di continuare a dividersi in coltura. Non significa che l’organismo da cui provengono sia immortale, né che quelle cellule siano prive di mutazioni o rischi.
Il limite replicativo osservato da Hayflick
Nel 1961, Hayflick e Moorhead descrissero la capacità limitata di coltivazione seriale di specifici ceppi di cellule diploidi umane. L’osservazione riguardava quei tipi cellulari e quelle condizioni sperimentali; non era una legge universale per ogni cellula, né una spiegazione completa dell’invecchiamento di un organismo.
Prolungare non significa rendere illimitato
Nel 1998, Bodnar e colleghi riferirono che l’introduzione della telomerasi in due tipi di cellule umane normali in coltura aveva allungato i telomeri e aumentato la capacità replicativa rispetto ai controlli. Altri lavori su cellule epiteliali hanno mostrato che la telomerasi da sola non basta sempre: possono essere coinvolti controlli cellulari differenti.
La parola “immortale” non elimina le condizioni
Una linea che prolifera a lungo richiede monitoraggio di identità, stabilità genomica e comportamento. La crescita incontrollata può essere associata a trasformazione tumorale. Quindi la ricerca non cerca semplicemente il maggior numero di divisioni; deve valutare anche funzione e sicurezza.