Un racconto,
un capitolo alla volta.
Opera di finzione: la società e le persone sono inventate, le fonti citate sono reali. Quindici anni raccontati dal registro delle obiezioni, nell’ordine in cui sono stati vissuti.
La morte è un confine. Si è mosso di poco.
Marzo 2025, un’autopsia e una domanda senza risposta. Poi i quattro argomenti del gennaio 2026 e la nascita del registro delle obiezioni.
Leggi il prologo 01 · FEBBRAIO 2026Non sapevamo che cosa volevamo curare.
Trentadue voci per arrivare a una frase che si potesse dimostrare falsa: quattro animali su un tavolo e una diapositiva fatta togliere.
Leggi il capitolo 02 · 2026Tre scale, e il diritto di fermarsi.
Lo standard di prova: tre scale che devono rispondere a domande diverse, la differenza fra convergenza e abitudine, e un criterio per smettere scritto prima di cominciare.
Leggi il capitolo 03 · 2027Il limite non era nelle cellule.
Il primo esperimento vero separa l’età delle cellule da quella dell’ambiente che le ospita. La risposta arriva in undici mesi, e nessuno la vuole.
Leggi il capitolo 04 · 2028La voce 3 aveva ragione.
Si tenta comunque la strada che il risultato precedente aveva escluso. A marzo funziona, a giugno c’è un vetrino da guardare, e poi sei settimane di silenzio.
Leggi il capitolo 05 · 2029–2032Non era una cura, era una manutenzione.
Il bersaglio diventa l’ambiente, per sottrazione. Poi l’effetto se ne va quando si smette, e resta da decidere se un orologio epigenetico possa valere come prova.
Leggi il capitoloLa proposta che non si poteva misurare.
Subito dopo il compromesso sugli orologi, il registro per una volta propone invece di obiettare: correggere il DNA delle cellule del paziente e restituirgliele come staminali che prendono il posto delle originali e, dividendosi, portano la correzione in tutto il tessuto. Su certe forme di diabete la causa sarebbe corretta una volta per tutte, e in pochi mesi lo si vedrebbe; sull’invecchiamento servirebbero dieci anni. Resta una voce senza risposta.
L’intermezzo del 2032, i capitoli 6 e 7 e l’epilogo sono in scrittura. Il racconto si legge nell’ordine in cui è stato vissuto: ogni capitolo porta il numero delle voci di registro da cui è ricavato.